Una volta, Carlo Lucarelli, parlando con Barbara e con me, ci ha detto che, più che due donne, sembravamo due marinai: ci mancava solo il tatuaggio di un’ancora su un braccio. Barbara e io, quella volta, abbiamo riso molto, anche se il tatuaggio non ce lo siamo mai fatto. E di lì in avanti, abbiamo continuato a fare le pulci a Lucarelli sul modo in cui costruisce i personaggi femminili. D’altro canto, come dice un nostro amico comune, non si può pretendere che Carlo Lucarelli capisca le donne. Persino Gino Paoli dice che le donne sono per lui un mistero, e ne ha frequentate di sicuro di più.

Ho due figlie, un cane, che è femmina, una sorella che adoro. Avevo pure una gatta, femmina anche lei, che se n’è andata da un anno circa. La mia amica migliore è Barbara: una donna. Credo di non essere propriamente una femminista, nonostante tutto questo. Tendo a essere impolitica, e frequentare chi trovo intelligente e divertente. Il compagno della mia vita invece è femminista di sicuro. Altrimenti non avrebbe potuto sopravvivere in questo universo femminile, frizzante, incontrollabile e scriteriato. L’universo appunto dei Missfatti.

Missfatti è scrittura delle donne, non chiusa in se stessa, per nulla autoreferenziale. Al contrario, è una finestra sul mondo, sempre aperta: le idee vi circolano come aria.

Missfatti è fantasia ridente, capacità di affondare il coltello, critica e autocritica, musica, silenzio, idee in libertà.

Missfatti è senso di giustizia, sincerità senza convenienza, attitudine alla gaffe illuminante, goffaggine diplomatica, intelligenza cristallina.

Missfatti è un cervello che funziona e che non è un optional.

Missfatti è una bocca femminile, rossetto e discorsi sensati.

Missfatti è un’identità rivoltosa, ma senza rabbia, non più. Si fa quel che si fa perché lo si sa fare. Non contro qualcuno, tanto meno contro un uomo: perché metterlo in difficoltà, poverino?

Missfatti è quello che siamo noi: pregi, difetti, desiderio di conoscenza, curiosità e capacità di ridere. Lacrime, a volte. Ma non troppo.

La mia figlia minore mi ha raccontato questa storiella:

«Mamma, lo sai perché Dio ha creato prima l’uomo e poi la donna?»

«Perché?»

«Perché sbagliando si impara.»

Il primo Missfatto della storia. Biblico.

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