Madame et monsieur, le prime battute del racconto di Nicoletta Vallorani.

Ali

È una città di cartone abitata da marionette. Due dimensioni sono fin troppe, la profondità una ridondanza impossibile. Notte imbevuta di pioggia. Taxi fermi e in movimento in piazza Cinque Giornate. Profili affilati di ragazzi contro le vetrine: capelli rasati, giubbotti, jeans. Uno porta la kefiah intonoal collo, un altro ha una svastica tatuata sulla nuca. Sorrido, al sicuro, in macchina. Automaticamente, il mio sguardosceglie un’inquadratura: una sciarpa del Milan che sfarfalla intorno al collo, una gamba magra che sferra un calcio. Il luccichio di un coltello che pare una premonizione. Le divise non si distinguono più, i segni della storia si sono mischiati a caso in questa generazione un po’ confusa. È la seconda repubblica, quella col senso di colpa e i segni di una sconfitta della quale però non sa che fare. Siamo gente che non impara dagli errori. Li cataloga, come medaglie. Che io fotografo. Le migliori, le tengo per me.
Col verde, riparto, seguendo l’anello stretto intorno al cuore della città, un circuito senza sviluppo, che alla fine mi riporterà all’inizio. Cerco una preda da seguire, la traccia capace di portarmi a un territorio selvaggio del quale ancora non so.

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