Oggi è la volta delle prime frasi del racconto di Daniela Losini.


L’estate del silenzio

Non era tornata. Berta si dondolava il pensiero da una parte all’altra del cervello e più scorreva la lancetta dei secondi della sveglia rossa, più il pensiero diventava convincimento. Maria non tornava. Non era una cosa normale. Nella cucina c’era il borbottio dell’acqua della pasta che bolliva. Il terrore le stava salendo nella gola. Berta tossicchiò, il cucchiaio di legno in mano a mezz’aria. Sussultò quando il marito, varcando la soglia, sfrusciò la tenda che d’estate pendeva al posto della porta. Mentre lavava le mani, chiese ironico: «Berta, cosa fai lì impalata?»
«Maria non è tornata. Sono le sette e non è tornata.»
«Di che ti preoccupi?» Il marito stropicciò le mani nell’asciugamano, «sarà con gli altri scalmanati.» Guardò fuori dalla finestrella sopra il lavello. «È ancora chiaro, dai.»
«È sempre tornata alle sei e mezzo.» Una goccia di sugo caldo schizzò sulla sua mano. Bruciava. «È fissata con gli orari. Le diciotto e trenta. O altrimenti trentacinque. L’orologio al quarzo che le abbiamo comprato…»
«Sì…» Suo marito le si era avvicinato e la guardava negli occhi, con un pezzo di pane in mano. «Ma ha tredici anni…» disse mentre immergeva il tozzo nel rosso del pomodoro.

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