Ora è la volta di Claudia Salvatori e il suo racconto.

Avvocati, poliziotti e angeli (per non parlare di due ex

mariti e qualche muratore)

Sonia sta raccogliendo le prugne nel suo giardino quando vede una nave aliena che si prepara ad atterrare sulla collina di fronte. In lontananza, l’oggetto volante aveva la forma di una bianca e liscia pallina da ping pong, e ora che si avvicina ha la forma di una bianca e liscia pallina da ping pong grande abbastanza per contenere un uomo.  No, a guardarla bene, non
è perfettamente sferica: piuttosto ovale, come l’uovo di un uccello sconosciuto, un gigantesco condor spaziale.

L’uovo non ha scia e non brucia l’erba in un anello di fuoco quando atterra: o meglio, non atterra affatto, ma rimane sospeso davanti alla casa di Sonia, animato da un impercettibile movimento, come se un invisibile zampillo d’acqua lo mantenesse in equilibrio. Sonia lascia il cesto con i frutti e dimentica il suo progetto di preparare la marmellata di cui va tanto orgogliosa, una gelatina trasparente, ambrata. Non prova la minima paura: ha sempre saputo che, quando avesse incontrato gli alieni, loro avrebbero riconosciuto, con intelligenza superiore, la sua personalità unica e meravigliosa,
la sua bellezza interiore.

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