Vi presentiamo le prime frasi del racconto di Diana Lama.

Per due voci sole

Qui dove sono posso ammirare il panorama. Tutto il panorama di Napoli: la città è sdraiata completamente davanti ai miei occhi, da Capo Posillipo ai paesi vesuviani. Ruoto la testa e posso vedere anche la penisola sorrentina, là in fondo, e Capri.
Sotto di me via Caracciolo scorre in lontananza, e piazza Vittoria, i tornanti di parco Grifeo, la massa rosa della Nunziatella, la cupola lucente della Galleria Principe Umberto, il Corso che appare serpeggiando qua e là tra i palazzi, e i giardini. Giardini inaspettati e nascosti sui tetti dei palazzi più belli. E il mare. Vedo il mare confuso col cielo davanti a me, attorno a me. Cielo, mare, e un presepe di tetti rosa, marroni, ocra, sabbia, castagna, gialli, e scale, scalette, terrazzini e triangoli di verde spontaneo.
Quando ero bambina il mio sogno era vivere in una casa col panorama. Allora dalla finestra di quella che chiamavo la mia stanza – in realtà uno sgabuzzino umido – tutto quel che c’era da guardare era il muro del palazzo di fronte, un muro troppo vicino e sporco come il muro di casa mia, e brutte finestre senza tendine, che affacciavano su abitazioni miserabili come la mia.

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