Ecco le righe del racconto che chiude l’antologia, scritto da Nicoletta Sipos.

Miss Lilly e il mistero del Big Bull

«Miss Lilly, Miss Lilly!»
Quando Balthazar grida il mio nome con tanta foga, ci sono guai in vista. Sollevo gli occhi dalla tovaglia a punto croce, e mi dispongo ad ascoltarlo con l’attenzione che merita: «Miss Lilly, Mister Holmes chiede di vedervi».
«E tu gli hai spiegato…».
«Gli ho detto che non eravate in casa, ma lui…».
«Non gli ho creduto. Elementare, mia cara.» Sherlock Holmes avanza, maestoso e indisponente, nel mio salotto chippendale, seguito dall’immancabile dottor Watson.
«Lillian Silvesholmes», continua il grande segugio con la severità del maestro, «sono due ore che non vi degnate di rispondere ai miei messaggi. Sembra quasi che vogliate evitarmi.»
«Esatto, caro cugino», replico io, con la rabbia che mi brucia nel petto. Tra le tante disgrazie del mio destino, la più grande è lo sciagurato legame di sangue con Sherlock Holmes. Documenti araldici attestano, infatti, che le famiglie Holmes e Silvesholmes discendono entrambe da Sir William Holmes, medico e alchimista, mandato al rogo nel 1645 per stregoneria. La sua condanna spinse il mio ramo della famiglia a emigrare in Svezia e a cambiare nome. Ci siamo ritrovati solo di recente. E poco dopo il nostro incontro, a seguito di altri fatti di cui riferirò più avanti, Sherlock fu nominato mio tutore.


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